Il fil rouge che seguo con il progetto Alizarina si perde nella notte dei tempi, quando gli uomini di cui abbiamo perso memoria riconoscevano il grandissimo valore simbolico e spirituale del colore, e nel rosso il sangue che sostiene la vita ed affidandogli il compito - costruendo grandi tombe di pigmento ocra - di accompagnare l'uomo nel misterioso viaggio al di là di essa. Le nostre città, lo sappiamo - ce lo ricorda con estrema poesia Calvino - sono diventate insostenibili, per questo sentiamo il bisogno creare città della mente, immaginarie, sospese. La mia città è fatta di un'intricata rete di radici sotterranee del nostro territorio, che nell'interrelazione alchemica - in questo caso materiale - del "così sotto così sopra", mi ricorda le intricate relazioni della specie umana, le interrelazioni, e l'ecosistema di cui tutti facciano intrinsecamente parte. Una rete rossa di vita, che se velatamente vorrebbe - con il linguaggio dell'arte contemporanea - smuovere una coscienza ecologica dando un'identità alle erbacce e tramite questo indagare nel piccolo empatizzare e capire  l'importanza di ciò che non è prettamente uomo; formalmente va ad interagire con le infinite possibilità cromatiche di questa unica specie - la Rubia tinctorum - palesando la ricchezza della diversità. La stessa che rende la terra, così instancabile e meravigliosa nella sua impermanenza, viva e vivibile.

1/15